Sta diventando un caso nazionale la vicenda riguardante i presunti insulti rivolti sui social da un cittadino di Cinisello Balsamo alla Polizia locale. “Quando serve non ci sono mai”, la frase “incriminata”. Tutto è nato dal commento di un utente Facebook sotto ad un post informativo di un intervento degli agenti. Le parole digitate sulla tastiera dall’uomo agli occhi del Comando di Polizia urbana e dell’Amministrazione comunale locale sono risultate strafottenti e a tratti offensive. Questo li ha indotti a sporgere denuncia contro colui che le ha scritte. Ha così commentato la vicenda l’assessore alla Sicurezza ed ex comandante dei Carabinieri Bernardo Aiello: “Molte persone utilizzano i social con leggerezza, senza curarsi del fatto di dichiarare il falso. Nella via in cui si stava effettuando l’intervento l’altra si sono registrati 120 interventi in tutto il 2020. Difficile affermare che la Polizia locale non è presente quando serve”. Come spesso accade in questi casi, i giudizi sono contrastanti. C’è chi pensa che la frase pronunciata dall’utente sia meritevole di denuncia e chi, al contrario, crede che ci si possa passare sopra. Partiamo dal presupposto che è difficile stabilire chi abbia ragione e chi torto in questa situazione. E’ pur vero che, in generale, sui social network si leggono frasi ed espressioni ben peggiori di quella sopracitata. Politici, personaggi dello spettacolo, sportivi ed personalità note in altri ambiti ricevono offese illeggibili ed irripetibili (a qualcuno viene augurata anche la morte) ma, spesso e volentieri, non si interviene come si dovrebbe. Se poi si aggiungono gli splendidi commenti che, ogni giorno, si leggono sotto le pagine social di quotidiani e riviste la lista delle “vittime” si allarga ulteriormente. Giusto punire chi si permette di aggredire con le parole o di dichiarare, come nel caso specifico, il falso. Che si adotti però una linea unica.
Alessia Testori


