Cordoglio del governatore Attilio Fontana a nome di tutta la Regione Lombardia per la morte dell’ambasciatore italiano Luca Attanasio e del carabiniere Vittorio Iacovacci rimasti uccisi nel corso di un attentato in Congo. Ha scritto Fontana sui suoi canali social: “Il cordoglio di Regione Lombardia e di tutti i lombardi ai familiari dell’ambasciatore Luca Attanasio, lombardo nativo di Saronno, e del carabiniere Vittorio Iacovacci, 30 anni, due nostri connazionali caduti mentre onoravano il nome dell’Italia, in missione per la stabilizzazione di quella che ancora oggi purtroppo è una delle aree più pericolose al mondo. Siamo vicini al corpo diplomatico italiano e all’Arma dei Carabinieri”.
Nato a Limbiate nel 1977, Attanasio, sposato e padre di tre figlie, si era laureato all’Università Bocconi. Dopo un breve percorso professionale nella consulenza aziendale ed un master in Politica Internazionale aveva intrapreso la carriera diplomatica nel 2003.
Il militare aveva 30 anni, era in servizio presso l’ambasciata italiana dal settembre del 2020. L’attacco è avvenuto nel percorso tra Goma e Bukavu da parte, secondo le prime informazioni, di un commando terroristico che ha utilizzato armi leggere. Sulla dinamica e il movente sono ancora in corso accertamenti.
Attanasio e Iacovacci stavano viaggiando a bordo di una autovettura in un convoglio della Monusco, la missione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per la stabilizzazione nella Repubblica Democratica del Congo. Un autista è la terza vittima dell’attacco nella provincia orientale del Nord-Kivu, rivela una fonte diplomatica a Kinshasa.
L’ambasciatore è deceduto dopo essere stato ferito da colpi d’arma da fuoco all’addome ed è arrivato all’ospedale di Goma in condizioni critiche. “Le forze armate del Congo stanno facendo il possibile per sapere chi siano gli autori dell’attacco”, avvenuto a Nord di Goma. La Regione del Nord-Kivu è teatro dell’azione di decine di gruppi armati che si contendono le risorse naturali e ospita il Parco dei Virunga, famoso per i gorilla di montagna e sorvegliato da 628 ranger armati.
L’attacco era un “tentativo di rapimento”, rivelano i ranger del Parco nazionale dei Virunga, citati da vari media tra cui il Jerusalem Post. L’attacco è avvenuto intorno alle 10 (le 9 italiane).


