Sopravvissuto prima ai lager ed ora al Covid. Un vero highlander Renato Zardini, 90 anni compiuti lo scorso settembre, da circa un mese ricoverato all’ospedale Bassini di Cinisello Balsamo ma in via di guarigione dopo aver contratto il virus. A raccontare la sua storia il quotidiano Il Giorno. La sua grande forza d’animo è diventata fonte di ispirazione per tutti. I racconti di guerra di Renato hanno fatto il giro del nosocomio cinisellese. Il 90enne si dice “fortunato” per essere riuscito a scampare dai bombardamenti del secondo conflitto mondiale, alla prigionia ed al durissimo lavoro di costruzione di missili in Germania che, a soli 14 anni, lo portava a percorrere a piedi ogni giorno 18 chilometri per raggiungere il posto di lavoro e per fare ritorno al campo la sera. Da mangiare gli davano solo brodaglia. Renato avrebbe dovuto essere ucciso nei giorni della liberazione, ma le pattuglie alleate hanno salvato lui e i suoi compagni. Ed ora il Covid, contratto in un’età nella quale può risultare fatale nella maggior parte dei casi, che ha combattuto e sconfitto. “Ho pensato che la fortuna mi avesse abbandonato-racconta Renato al Giorno-. Quando sono arrivato in ospedale con l’ambulanza ho creduto che fosse arrivato il momento di morire. A quanto pare ho vinto anche questa battaglia”.
Ora Renato è stato trasferito al reparto subacuti dell’ospedale Bassini. La storia della sua incredibile vita ha colpito tutti i sanitari della struttura. A 14 anni, appena finito il collegio, l’esistenza di Renato e della sua famiglia fu sconvolta dalla guerra. Una mattina Renato si stava recando al lavoro con il padre quando, all’altezza di piazzale Loreto a Milano, entrambi sono stati fermati da una pattuglia di tedeschi. Li hanno prelevati e condotti a Dessau, in Germania. Qui per oltre un anno Renato ha lavorato come garzone nell’officina nella quale venivano costruiti i missili che Hitler voleva usare per bombardare l’Inghilterra. Sopravvissuto, così si definisce. Non essendo ebreo non era stato portato in un campo di concentramento. Ma lavorava duramente e mangiava in modo misero. Ma proprio quando il destino di Renato sembrava segnato e destinato alla morte, alcuni aerei alleati hanno rintracciato lui ed i suoi compagni di lavoro e li hanno liberati. Poteva iniziare così una nuova vita. Non senza difficoltà, certo. Ma sicuramente migliore di quella condotta fino a quel momento. Dopo 40 giorni, in un’Europa segnata dai conflitti e dalla divisione, Renato fece il suo ritorno a Milano per ricominciare da zero e per reinventarsi. Ha fatto di tutto: il fattorino, l’interprete (sfruttando il fatto di aver imparato la lingua inglese durante il periodo trascorso in Germania), il batterista e l’impiegato alle Poste. Alla fine è riuscito a realizzarsi concludendo la propria carriera lavorativa come amministratore delegato di una azienda. Le due figlie lo attendono fuori dall’ospedale Bassini dove ha sconfitto la sua ennesima battaglia, quella contro il Coronavirus, grazie anche al sostegno dei sanitari che lo hanno assistito e si sono presi cura di lui sin dal momento del ricovero.
Alessia Testori


