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sabato , 12 Settembre 2026
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“Le voci di Sesto in Tv”: Gallizzi, la città delle fabbriche e la sestesitá

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Ha suscitato interesse la seconda puntata del programma “Le Voci di Sesto San Giovanni in tv”, andata in onda sul canale 160 del digitale terrestre e su Sky 821. Il magazine televisivo ha incuriosito migliaia di sestesi, molti dei quali hanno seguito la trasmissione da tante località italiane. Dal Nord, al Centro, alSud. In questo appuntamento, oltre all’assessore del Comune cittadino Antonio Lamiranda, alla coach del Geas Basket Cinzia Zanotti e al presidente di Consulta sport Sergio Valsecchi, era presente Giuseppe Gallizzi, decano dei giornalisti sestesi, già caporedattore centrale al “Corriere della Sera” e direttore editoriale della nostra testata online . Di seguito vi proponiamo l’intervento di Gallizzi, intervistato dalla giornalista Laura Marinaro. 


Giuseppe Gallizzi, considerato da tanti colleghi maestro di giornalismo, ha scritto qualche anno fa, insieme al professore Vincenzo Sardelli,  il libro “Eravamo in via Solferino”, un racconto degli anni trascorsi al Corriere. Ci racconti qualche aneddoto?

E’ un po’ la mia storia di giornalista. E’ stato l’editore a cambiare il titolo: io avevo scelto “Un ragazzo di Calabria al Corriere”. Si tratta infatti del racconto di un giovane diciottenne, innamorato del giornalismo, che viveva in un paesino della Calabria: Nicotera Marina. All’epoca non c’era l’edicola ma nel negozio di alimentari venivano venduti alcuni giornali locali. Tra gli altri quotidiani arrivava anche il Corriere della Sera e il Giornale d’Italia, allora molto diffuso. Da lì ho capito che la mia strada sarebbe stata quella del giornalismo. La storia inizia col mio viaggio sulla Freccia del Sud, che in 24 ore permetteva di raggiungere Milano dalla Calabria. Cominciava la mia avventura al Corriere. Avventura che si è realizzata dopo un certo periodo. Una volta entrato ho potuto conoscere tanti giornalisti famosi. Il giornalismo di allora puntava sulle notizie di cronaca e rispettava le canoniche cinque W: chi, come, dove, quando e perchè. Una volta erano cose importanti. Ora queste cose non esistono più. Esiste soltanto internet. Noi cronisti di allora eravamo guidati dal mitico capo Franco Di Bella. Ho cominciato a frequentare la redazione, a conoscere personaggi famosi. Uno di questi era Dino Buzzati, a cui devo molto. Con lui anche Giovanni Mosca. Entrambi erano, a mio modo di vedere, la colonna portante del Corriere. Una volta i pezzi non si scrivevano al computer ma venivano dettati agli stenografi, poi dimafonisti, e portati ai redattori. Dino Buzzati trasformava i pezzi e non dico che assomigliassero alla Divina Commedia dantesca ma quasi. A mio modesto parere Dino Buzzati divenne famoso proprio per questo motivo. Passava le ore a correggere gli articoli dei vari redattori, corrispondenti e collaboratori. 


Giuseppe perchè sostieni che questo tipo di giornalismo non esista più?Sicuramente l’avvento di internet ha creato disagi soprattutto per quanto riguarda la diffusione delle copie dei quotidiani. Ma anche perchè non c’è più il “giornalismo da marciapiede” come scrivo nel mio libro. Nessuno ormai va sui fatti di cronaca. Oggi il Corriere della Sera pubblica due, tre servizi di cronaca, attualità, sport o cultura: le televisioni il giorno dopo le riprendono. E così mettono in onda il telegiornale. Fa eccezione la Rai che può contare sui tanti giornalisti presenti in tutte le Regioni per realizzare le edizioni locali. 

Questo non dipende un po’ dai costi? Qualche giornalista che  va sul campo ancora c’è. 

Ci sono, ma sono pochi. Io da consigliere dell’Associazione lombarda dei giornalisti mi batto per questa cosa ma, ahimè, non ottengo risultati. I pochi cronisti che vanno sul posto non vengono utilizzati a dovere. Per esempio il Corriere della Sera vendeva solo in Lombardia, quando ero io caporedattore, 192.000 copie ogni giorno. Ora non ha più corrispondenti nelle città capoluoghi di provincia. Addirittura nessuno viene più assunto e i corrispondenti che ci riescono no hanno futuro. Una politica secondo me sbagliata. 


Torniamo a Sesto. Tu stai continuando a lavorare. 

Sì, sono direttore editoriale del quotidiano online Sestonotizie.it che ogni giorno raggiunge contatti eccezionali. Abbiamo avuto picchi di 31mila visualizzazioni. Il nostro obiettivo è raccontare tutte le realtà cittadine. Tolto questo nessuno, a parte la vostra trasmissione, si interessa più di Sesto. Salvo per brutti fatti di cronaca. Sesto è una città secondo me che, rispetto a 50 anni fa, quando io ho cominciato a fare il giornalista da Sesto col mitico Rino Felappi al settimanale locale “Il Nuovo Informatore”, è cambiata in peggio. Quando io ho iniziato Sesto aveva tre settimanali locali e veniva fatta tanta pubblicità da aziende importanti. Adesso non è rimasto nessuno. 

La città deve tornare al suo splendore.

Il ritorno alla sestesità e ciò per cui mi batto da tempo ormai. Per sestesità intendo avere la città nel cuore. Io ho cominciato a capirla tifando Pro Sesto e in tutte le altre sfaccettature sociali e culturali. C’è questo senso radicato. Purtroppo, dall’altra parte, Sesto è stata sempre dominata da Milano, diciamolo chiaramente. La nostra è una città di 81mila abitanti e ha poche realtà economiche, politiche e sociali importanti. Ci ritengono cittadini di Serie B. Questa è un fatto gravissimo. Io affronto questa battaglia da tempo e qualcosa ero riuscito ad ottenerla quando Giuseppe Carrà era sindaco. Quest’ultimo credeva in Sesto e nella sestesità. Vi porto un altro esempio: il liceo classico una volta situato nel centro di Sesto poi è stato  spostato nel polo dell’istituto Parco Nord.


Vuoi fare un appello alle istituzioni?

Alle autorità locali dico: credeteci  e non abbiate paura. Mi rivolgo anche agli imprenditori sestesi. Noi abbiamo la Campari che è una multinazionale. Se tu nomini Sesto e la sestesità per loro è qualcosa di incomprensibile. La maggior parte dei dirigenti e degli impiegati abita a Millano. Sesto secondo me il suo futuro se lo gioca con le aree Falck. Ma deve esserci un progetto creativo alla base. Non quello che ho letto sui giornali. Poi è anche da vedere se le aree si trasformeranno: è da 20 anni che i sestesi aspettano. 


Attualmente nella tua vita a cosa ti stai dedicando?

Ora ho in mente di pubblicare un terzo libro sui personaggi sestesi che ho conosciuto per dare un contributo alla storia di questa città. Io amo Sesto. 

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