Il calcio sta cambiando e con esso anche il modello di finanziamento delle società, soprattutto a livello locale. Un tema che ha toccato anche la Pro Sesto, storica squadra di Sesto San Giovanni, citata dal presidente dell’Inter, Beppe Marotta, durante l’evento ‘Costituzione e sport. Valori e importanza della pratica sportiva nella vita quotidiana’, svoltosi a Milano.
“Prima c’era il mecenatismo con il grande imprenditore, per esempio, di Sesto San Giovanni che aiutava la Pro Sesto”, ha dichiarato Beppe Marotta, sottolineando come il sostegno economico degli imprenditori locali alle squadre del territorio sia ormai un fenomeno quasi scomparso.
Dal mecenatismo ai capitali stranieri: il calcio di oggi
Un tempo, molte squadre, anche in provincia, potevano contare sull’appoggio di imprenditori locali, che investivano nei club per passione e per un senso di appartenenza alla comunità. Questo modello, però, è ormai in crisi. Anche nelle categorie superiori, il calcio italiano è sempre più legato a investitori stranieri, che hanno preso il posto dei vecchi mecenati. “Anche in Serie A non è più così – ha proseguito Marotta – e molte proprietà sono straniere. Dico ‘menomale’, poiché oggi le società periferiche non sono in grado di garantire gratuitamente l’approccio al calcio. È venuta a mancare la sponsorizzazione del territorio”.
Questo significa che le squadre locali faticano a trovare le risorse per sopravvivere, e spesso sono costrette a far ricadere i costi sulle famiglie dei giovani calciatori. Marotta ha evidenziato che oggi il calcio giovanile non è più accessibile come un volta, con rette sempre più alte che limitano l’accesso ai ragazzi di famiglie meno abbienti. Il presidente dell’Inter ha spiegato che a Milano, la spesa media per un giovane calciatore si aggira attorno ai 1000 euro annui, una cifra non alla portata di tutti. Infine Beppe Marotta ha dedicato una battuta anche verso calcio di oratorio italiano, riconoscendo che una volta era considerato come una vera e propria fucina di talenti, mentre oggi, purtroppo non è più così.

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Foto da Facebook


