A Sesto San Giovanni, opera un medico che potrebbe cambiare il destino di Edoardo Bove, giovane centrocampista della Fiorentina, fermato da un arresto cardiaco in campo lo scorso dicembre. Si tratta di Riccardo Cappato, direttore del Centro di Aritmologia Clinica ed Elettrofisiologia dell’IRCCS MultiMedica e detentore del brevetto del defibrillatore sottocutaneo, un dispositivo che potrebbe permettere al calciatore di tornare a giocare ai massimi livelli.
L’episodio che ha coinvolto Bove ha riacceso il dibattito sulle regole che impediscono agli atleti con defibrillatori impiantati di continuare la loro carriera sportiva in Italia. E proprio Cappato, che da anni studia soluzioni per la sicurezza cardiaca degli sportivi, racconta ad Adnkronos Salute, come il divieto vigente meriti una revisione. Il medico che opera a Sesto San Giovanni spiega che un cuore sano con un potenziale aritmogeno può essere protetto grazie al defibrillatore, che interviene in caso di emergenza per ripristinare il battito cardiaco. L’obiettivo non è solo salvare vite, ma anche garantire una qualità della vita che includa la possibilità di continuare a praticare sport agonistico.
Come funziona il dispositivo e il caso Eriksen
Il dispositivo brevettato da Cappato è grande poco più di una scatola di fiammiferi e viene impiantato sotto la cute nella zona laterale sinistra del torace. Grazie a un sistema avanzato, è in grado di rilevare aritmie potenzialmente letali e rilasciare una scarica elettrica per ripristinare il ritmo cardiaco. Studi clinici e casi internazionali, come quello dell’ex interista Christian Eriksen, dimostrano che atleti con un defibrillatore impiantato possono tornare in campo in sicurezza. In altri Paesi, infatti, il ritorno all’attività agonistica è consentito sotto stretto controllo medico, mentre in Italia le norme attuali lo impediscono.
Ogni anno, in Italia, si registrano tra le 50 e le 70mila morti improvvise per arresto cardiaco, una percentuale minima delle quali si verifica durante l’attività sportiva. Cappato, racconta ad Aknkronos Salute, la necessità di un dibattito più ampio, coinvolgendo istituzioni, medici sportivi e leghe calcistiche, per valutare l’effettiva utilità del divieto imposto agli atleti con defibrillatore.
Se le normative italiane venissero riviste, Edoardo Bove potrebbe tornare in campo proprio grazie alla tecnologia sviluppata dal medico operante a Sesto San Giovanni.

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Foto dai social network di Edoardo Bove


