Innovazione, trasparenza e sicurezza alimentare si fondono con la dolcezza dei prodotti natalizi grazie a un’idea introdotta dal gruppo della Grande Distribuzione “Il Gigante“. In alcuni dei suoi supermercati, molti dei quali situati in Lombardia, il gruppo ha lanciato dolci con un dettaglio tecnologico unico: un QR code commestibile stampato direttamente sui dessert, come torte di Natale, dolci di fine anno e prodotti per occasioni speciali.
Come funziona il QR code sui dolci
Il QR code, realizzato con cioccolato bianco, non è solo un elemento decorativo ma una porta d’accesso digitale al dietro le quinte della pasticceria. Scansionandolo con il proprio smartphone, i clienti possono visualizzare video che mostrano ogni fase della preparazione artigianale delle ricette, girati nei laboratori di pasticceria della sede di Villasanta, in Brianza. Questo dettaglio consente ai consumatori di vivere un’esperienza unica, che unisce la scoperta delle tradizioni culinarie alla garanzia di una lavorazione sicura e trasparente.
L’idea e il suo significato
Cristian Paleari, responsabile acquisti dei laboratori di produzione de “Il Gigante“, spiega che l’iniziativa nasce dalla volontà di integrare sicurezza alimentare, trasparenza e marketing. I dolci non sono solo un piacere da gustare, ma diventano anche uno strumento per comunicare valori aziendali e tradizioni, avvicinando il consumatore alla filiera produttiva.
Dolci per tutte le occasioni
Durante le festività natalizie, il QR code decora dessert come la torta “Bella Elena” alle pere e cioccolato, ma il progetto non si ferma qui. L’idea è di ampliare questa innovazione ad altre ricorrenze speciali, come San Valentino, la Festa del Papà o della Mamma, e altre celebrazioni significative.
Un laboratorio di dolcezza e innovazione
Tutti i dolci decorati con QR code sono realizzati nei laboratori di Villasanta, che non sono solo il cuore pulsante della produzione artigianale de “Il Gigante“, ma anche vicini di casa del famoso Centro VAR della Serie A. Da un lato, i video dei laboratori raccontano storie di dolcezza e tradizione; dall’altro, quelli del VAR decidono gol e rigori, a dimostrazione che tecnologia e passione convivono con successo anche in ambiti così diversi


