“Siamo morti”. Una frase che detta nel momento in cui la nave sta per affondare rievoca in qualche modo i tempi dell’ahinoi celebre Schettino. A pronunciarla è stato il direttore sportivo della Pro Sesto, Gianni Califano, dopo l’ennesima sconfitta casalinga contro il Trento. Poi, l’omonimo del celebre cantante (buonanima!) si è corretto con un “quasi morti”. A Sesto San Giovanni e alla Pro Sesto non abbiamo bisogno di ‘becchini’, questo è un luogo che nel calcio, come nella storia, ha sempre saputo rialzare la testa. Il patron Mauro Ferrero, padrone della Pro Sesto e titolare di una sostanziosa ‘concessione’ trentennale del centro sportivo Breda da parte del Comune, interessato anche alla nuova piscina confinante lo stadio, non può e non deve far nulla di niente. L’inferno sportivo ci può stare, i funerali ante-mortem, quelli no! E se non interviene lui lo faccia chi governa la città. La Pro Sesto non è di Califano, Ferrero o di chi di fa qualche sponsorizzazione, è patrimonio di Sesto San Giovanni e della sua storia.


