Tre sconfitte nelle ultime 3 partite, 2 delle quali contro avversari diretti alla salvezza, e nessun gol segnato. Basterebbero questi numeri per parlare di una squadra in crisi. Se a ciò aggiungiamo che in 17 gare la Pro Sesto ha collezionato 8 sconfitte, 6 pareggi e solo 3 vittorie, in qualunque altra società del mondo saremmo già ben oltre la crisi. In ogni club, ma non alla Pro Sesto.
Già, perché alla Pro Sesto sembra che non stia accadendo nulla. Sia chiaro, il patron Ferrero ha garantito anche quest’anno un budget “dignitoso” per affrontare la categoria, ma come sempre vive perifericamente le vicende della prima squadra affidando la gestione a “chi gli sta intorno”. Dal presidente Albertini, che i radar di via XX Settembre danno “poco presente e più appassionato ad altro” (fa sapere una voce vicina al club), al direttore Califano che – spiega sempre il nostro interlocutore – “è lontano anni luce per capacità di far gruppo e per competenze tecniche dal suo predecessore Botturi”, fino ad altri consiglieri fidati alternati – a seconda della stagione – per importanza e credibilità. Perché questa premessa? Perché l’impressione è quella di una barca che fatica a trovare la rotta nelle acque tempestose della Serie C e rischia di affondare.
Dichiarazioni pre e post partita sconclusionate. Chiunque parli (mai il patron Ferrero!) si attacca a frasi fatte tanto banali, quanto inutili. Mai la voce di chi va in campo che forse potrebbe interpretare al meglio la situazione. “Ferrero, se ci sei, batti un colpo!”. La Serie C è un patrimonio da preservare per lei che vedrebbe andare in fumo tutti gli investimenti fatti fin qui e soprattutto per i tifosi e la città che ancora vivono nel sogno della passata stagione. Che fare? Dare segnali forti, subito. Nella direzione che lei reputa più giusta. Ma senza delegare a chi, fin qui, ha sonoramente fallito.


