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giovedì , 10 Settembre 2026
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Università e lavoro, nel 2022 occupazione giovanile in crescita del 13%

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Ricambio generazionale al palo, struttura della popolazione attiva in forte squilibrio, ma anche importanti opportunità lavorative per i giovani e giovanissimi.

È questo il quadro emerso durante il convegno ‘LM Day: PaNDA2023’ destinato agli sbocchi professionali degli studenti dei corsi di laurea magistrale organizzato dal dipartimento di Scienze politiche e Sociali dell’Università di Pavia, diretto dalla professoressa Silvia Figini, in collaborazione con l’Istat, cui ha partecipato in video collegamento l’assessore regionale all’Università, Ricerca e Innovazione, Alessandro Fermi. Da Roma ha inviato un messaggio il ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo.

Dai dati illustrati da Giulia De Candia e Flavio Verrecchia dell’ufficio territoriale Area Nord-Ovest, e Sabrina Stoppiello del Servizio Statistiche strutturali sulle imprese, considerando la popolazione attiva per ogni 143 senior ci sono 100 junior. Il tasso di occupazione giovanile 15-24 anni è aumentato in Italia del 13% nel 2022 rispetto al 2021, quello della fascia 25-34 anni del 5% con una variazione del 26% dal 2015. I settori dei servizi, del terziario avanzato, sono gli ambiti in cui a livello nazionale i nuovi lavoratori troveranno maggiori opportunità di impiego.

“Anzitutto – ha detto Fermi – voglio esprimere il mio apprezzamento per quanto fate in questo Ateneo. La classifica dell’agenzia britannica Quacquarelli Symonds conferma che l’Università di Pavia è tra le migliori in Italia, quindicesima nella graduatoria generale e addirittura undicesima per la Facoltà di Medicina, migliorando tra l’altro i risultati già ottimi dell’anno precedente. E mi fa ancora più piacere il fatto che a premiare la Medicina della vostra università è soprattutto l’alta qualità della Ricerca”.

Entrando invece più nel merito dei dati illustrati durante i lavori, l’assessore ha fatto notare che “Le lauree magistrali solitamente sono il preludio a un percorso di specializzazione e spesso sono fondamentali per poter aumentare le opportunità lavorative. Il disallineamento che in Italia esiste tra il mondo della scuola e il mondo del lavoro è un mio ‘pallino’. Penso che la politica sia chiamata a trovare una soluzione per colmare questo gap che negli ultimi 20 anni è costato 15 punti di Pil rispetto alla Germania che, invece, ha avuto la grande capacità di unire mondo del lavoro e mondo dell’Università. L’offerta magistrale che questo Ateneo propone agli studenti è di altissimo profilo, quindi facilmente spendibile, e oltretutto integra spesso al percorso di studi base anche un tirocinio o uno stage in un’azienda. Oggi abbiamo tutti gli strumenti per capire dove guarderà il mondo del lavoro da qui ai prossimi 10 anni. E allora dobbiamo sfruttare questa capacità di informazione per collegarlo sempre più mondo a quello degli studenti”.

È squilibrato invece il rapporto generazionale tra chi sta per andare in pensione e chi sta per entrare nel mondo del lavoro. A livello nazionale, infatti, il confronto tra la fascia di popolazione di età compresa tra i 60 e i 64 anni e quella che ha tra i 15 e i 19 anni mostra che nel 2022 l’indice di ricambio è stato di 141 punti percentuali. Questo significa che, in Italia, a fronte di 141 persone attive anziane ci sono 100 giovanissimi in età da lavoro. Un altro dato significativo riguarda l’indice di struttura della popolazione attiva: il rapporto percentuale nazionale tra quella in età lavorativa più senior (40-64 anni) e quella più giovane (15-39 anni) è di 143 punti percentuali.

Emerge non solo la necessità di nuove figure professionali, ma anche di sostituire quelle più tradizionali. Da qui notevoli opportunità occupazionali per i giovani. La fascia 25-34 anni raggiunge il 66% di occupazione, 6 punti percentuali in più rispetto al tasso di occupazione della fascia 15-64 anni. Secondo l’Istat, il tasso di occupazione dei laureati della fascia 30-34 è di oltre 12 punti più elevato rispetto a quello dei diplomati. Uscendo dal lavoro più senior, infatti, gli junior si troveranno ad avere maggiori possibilità di scelta rispetto alla generazione dei Baby boomers o alla Generazione X.

Nel 2022 il tasso di occupazione giovanile per la fascia 15-24 anni è cresciuto del 13% in Italia rispetto al 2021: ripresa minore si è verificata per la fascia 25-34 anni.

In particolare, il numero di lavoratori previsti in entrata nel 2022 nel solo comparto delle imprese italiane è aumentato dell’11%. “L’invecchiamento della popolazione in età lavorativa – ha concluso la professoressa Figini – apre la strada a nuovi scenari con opportunità occupazionali. Il terziario e il terziario avanzato offrono, insieme al settore del non profit, diverse opportunità professionali: infatti, in questi ambiti si registrano le entrate più consistenti di nuove figure e in sostituzione di coloro che vanno in pensione”. 

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