Alla fine di marzo il Dipartimento della Protezione Civile ha stanziato 400 milioni di euro per l’erogazione di buoni spesa a favore delle famiglie che, a seguito dell’espansione dell’epidemia da coronavirus, soffrono lo stato di disagio e povertà e che non sono in grado di soddisfare i bisogni alimentari ed essenziali. Ogni Comune, non essendo arrivate dal Governo indicazioni specifiche, ha deciso di adottare un proprio criterio per determinare l’ammontare dei buoni spesa. Questo tipo di soluzione ha però portato a gestire situazioni simili con misure differenti. Secondo i dati riportati dal quotidiano online Calabria.live una famiglia bisognosa composta da 3 elementi e residente a Milano riceve un buono spesa pari a 150 euro, a Reggio Calabria 450, a Verona addirittura 560. Differenze non da poco conto sono presenti anche all’interno della stessa area e della stessa regione. Prendiamo per esempio in esame il caso del Comune di Sesto San Giovanni che come riferito dall’assessore all’Educazione e Servizi Sociali Roberta Pizzocchera “per il 70% delle famiglie più bisognose ha deciso di fornire un buono dal valore di 100 euro a componente, con un tetto massimo fissato a 500 euro. Per coloro che invece avrebbero avuto diritto al buono, circa il 30%, ma non avevano i requisiti per essere inseriti nella graduatoria, poichè vivono in uno stato povertà cronica, si è deciso comunque di tendere loro la mano assegnando un buono dal valore di 120 euro o, in alternativa, pacchi di genere alimentare“.
Come si può notare i Comuni di Milano e Sesto San Giovanni, pur appartenendo alla medesima regione, hanno deciso di adottare criteri differenti per l’assegnazione del buono. Questo è accaduto perchè ogni Amministrazione comunale si è auto-regolamentata per attivare la misura a sostegno dei poveri. La particolarità che, in generale, all’interno di ogni Comune differenzia il valore dei buoni spesa è la numerosità del nucleo familiare. Comuni come Bologna, Genova e Firenze fissano il valore dei buoni spesa per variazioni unitarie dei componenti della famiglia, altri come Milano prevedono 2 classi dimensionali, altri ancora come Roma e Torino arrivano fino a 3 classi dimensionali. Una famiglia di Milano che è in emergenza alimentare riceve 150 euro se composta da 1 fino a 3 membri e 350 se ha 4 o più componenti. A Bologna il buono per una famiglia con un solo componente è uguale a quello di una famiglia di Milano con 3 familiari. Una famiglia residente a Bologna composta da 5 membri riceve 500 euro, così come una di Genova e Torino, ma maggiore di 150 euro rispetto a quello che otterrà una famiglia milanese. Dando un’occhiata al Sud, il medesimo nucleo familiare a Reggio Calabria percepisce 600 euro, a Catanzaro 500, mentre a Bari, Cosenza e Crotone 400 euro. Curiosi sono i casi di Catania e Napoli che prevedono un bonus fisso di 400 e 300 euro, indipendentemente dalla composizione della famiglia. A Palermo vige uno schema articolato. Il Comune ha previsto una ponderazione su base settimanale suddividendo coloro che percepiscono il buono spesa anche per fascia di reddito mensile. Il risultato di tutte queste suddivisioni è una forte differenziazione dei contributi erogati dai Comuni alle persone meno abbienti. Infine è interessante analizzare quanto influenzi in termini di spesa alimentare un componente di una famiglia.
A tal fine è utile considerare l’incremento di buono spesa in ciascun Comune all’aumentare del numero delle persone del nucleo familiare. I casi estremi sono Catania e Napoli, in cui il bonus è indipendente dalla numerosità delle famiglie. Bologna, Genova, Catanzaro, Crotone e Bari fissano un incremento di 100 euro passando da una famiglia con un componente a una con due membri. Lo stesso discorso vale nel passaggio da 2 a 3 componenti. Una variazione da 2 a 3 membri della famiglia dà diritto a 100 euro in più di bonus spesa anche a Roma e a Torino. Milano, seguendo il criterio della classe dimensionale, dà diritto a un incremento di 200 euro in più di bonus. A Palermo, il bonus aumenta sempre di 40 euro. A Verona, il bonus addizionale assegnato a ciascun nuovo membro della famiglia è pari a ben 160 euro. A Cosenza l’incremento del bonus è di 80 euro. A Vibo Valentia, il secondo membro della famiglia vale 70 euro di bonus spesa, mentre gli incrementi dal terzo membro sono pari a 40 euro.
Diego Mandarà


