Il tema delle Mutilazioni Genitali Femminili è senza dubbio uno di quegli argomenti che continua a far discutere molto. Eppure, nonostante le lotte, le proteste e le brutali testimonianze che giungono fino a noi, sembra che questo fenomeno sia impossibile da arrestare.
Nel 2012, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha proclamato il 6 febbraio Giornata Internazionale contro le Mutilazioni Genitali Femminili (MGF) chiedendo a gran voce di aumentare gli sforzi per eliminare del tutto le MGF nel mondo.
Le mutilazioni genitali femminili violano il diritto alla salute, alla sicurezza e all’integrità fisica, il diritto a essere libere da torture e trattamenti crudeli, inumani o degradanti, e il diritto alla vita quando la pratica porta alla morte. Secondo le fonti del programma congiunto UNFPA-UNICEF, oltre 200 milioni di donne e ragazze hanno subito mutilazioni genitali femminili e si stima che 4,2 milioni di ragazze siano a rischio di subire mutilazioni genitali femminili nel 2023.
Cifre che fanno rabbrividire, soprattutto perché anche nel nostro Paese, le donne mutilate sarebbero infatti tra 46mila e 57mila. Nonostante nel corso degli anni siano stati stanziati numerosi fondi per trattare l’argomento e procedere con dei veri e propri corsi di formazione e campagne informative atti ad arginare il fenomeno, i provvedimenti vengono presi principalmente a livello locale.
Ci immaginiamo sempre che queste pratiche orribili accadano lontano da noi ma non è così. E c’è chi pensa che la mutilazione genitale femminile abbia qualcosa a che fare con la religione dei popoli che la praticano; in realtà non è così. Il fenomeno ha più a che vedere con la cultura dei paesi in questione, dove aver ricevuto la mutilazione è simbolo di purezza, un modo per le donne di consegnarsi caste ai loro futuri mariti. In realtà, per le donne che sono oggetto di questa mutilazione non si tratta né di castità, tanto meno di purezza. Si tratta di dolore, un dolore inimmaginabile e indescrivibile che, nonostante passino gli anni, viene ricordato come fosse successo appena un momento prima. Parlando di racconti che fanno rabbrividire, anche quelli delle cosiddette “tagliatrici” sono da spezzare il fiato, e non sicuramente in maniera positiva: queste donne, ben pagate per i loro servizi, raccontano infatti dei metodi rudimentali con i quali eseguivano il lavoro, senza nessun tipo di anestetico e nella totale mancanza di igiene.


